giovedì 30 agosto 2007

Poco prima della pace

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E’ meglio così.. nei miei sogni pensavo che mi sarei dovuto trovare nella situazione reale per saperlo, ma ora che il destino mi ci ha posto, sono stupito del senso di sollievo che provo: è davvero meglio così. Se ne avessi avuto idea, da subito, forse lo avrei voluto anche prima. Era tutto così bello e perfetto prima che questa follia cominciasse: non avevo addosso tutto questo nero, tutto questo sudiciume che mi incrosta; non avevo idea di quello che sarebbe stato, e, riconoscendo me stesso nei miei fratelli, qualunque cosa pensassi, non immaginavo che la mia esistenza sarebbe stata niente di nemmeno paragonabile a questo. Forse se fossi stato dato a qualcun’altro avrei avuto miglior fortuna: mi illudo ancora che qualcuno dei miei fratelli sia pulito ed impeccabile, che debba ricevere poco di questo schifo e che ne sia ripulito poco dopo, che stia in un posto pulito e pieno di luce, senza tutto questo ciarpame, questo buio o questa penombra elettrica e soprattutto senza questo odore orribile; ma forse non è stato così per nessuno di noi. Forse siamo tutti destinati a questo peso ed a queste bruciature, forse siamo qui proprio per questo, per qualche colpa commessa prima di venire al mondo. Vorrei aver avuto un’esistenza più breve, come la hanno, a volte, quelle poveracce, esili e con il collo lungo, che passano di qui ogni notte, di decina in decina; certo, lui le svuota avidamente di tutto ciò che hanno dentro per poi lasciarle li per qualche tempo, abbandonate a loro stesse; ma almeno vengono lasciate in pace, ed al massimo in un paio di settimane vengono portate via, per dove non so, non lo sanno nemmeno loro, ma senza dubbio per un posto migliore di questo. Ora sono qui, pieno come sempre, ma in una posizione diversa: in bilico, e felice. In tutto questo tempo ho imparato a capire come funziona questo posto: oggi la cicciona farà la sua entrata pachidermica, imprecando come sempre e come sempre al buio; e come sempre andrà a sbattere, facendo tremare tutto. Questa volta però io non sono al sicuro: sono in bilico. Questa volta cadrò, andrò in mille pezzi, e di me resteranno solo frammenti di vetro tra fetida cenere nera e mozziconi di sigaretta oscenamente succhiati.

mercoledì 29 agosto 2007

De Profundis

Una sera, mentre leggevo un libro di profezie di Nostradamus, regalatomi un decennio fa dal Robo (si, sempre lui, quello di Kuama.net), ne ho trovata una che mi ha ispirato il raccontino che segue, e che ho buttato giu di getto, senza troppe correzioni. In principio sarebbe dovuto sevire per una sezione di Kuama.net, ma visto ke poi è nato monteelicona, ho deiso di tenermelo.
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Il freddo vento di settembre spazzava quell’argine luminoso; fiammeggianti mulinelli di foglie secche danzavano allegri tra tetre sagome strette in sobri abiti scuri, che apparivano come chini alberi stanchi in anticipo di una stagione. Affilati occhi di ghiaccio erano incastonati nei solenni lineamenti dell’anziano che, ritto innanzi al chiacchiericcio del fiume, sembrava assorbito da un profondo turbamento.
I tizzoni gelidi abbracciarono con uno sguardo il fosco bosco che lacrimava loro innanzi:
“Amatissimi figli, siamo qui riuniti per rendere il nostro estremo omaggio a chi ha penetrato così nel profondo le nostre vite;” una giovane acerba, dalle braccia di porcellana ed il viso e le gambe velate, proruppe in un singulto sommesso; “in questo freddo feretro giace un uomo che per molti di noi è stato un padre,” molte madri, strette al braccio dei figli o con i figli stretti in braccio, vennero scosse da un freddo fremito, “per tutti noi un modello a cui ispirarci in pensieri, parole ed opere.”
Uno stormo di rondini augurò, con le sue grida, un felice inverno alla tetra folla.
“Non voglio fare uno sterile elenco di quelle che furono le sue gesta, ben note a tutti noi, ma voglio dire che, seppur contrito, mi sento onorato nel rendere al nostro caro maestro l’ultimo affettuoso saluto, proprio come lui fece con chi lo precedette.”
Sei uomini sollevarono la pesante bara e la trasportarono verso la profonda fossa, scavata a pochi metri dalla riva del fiume; il loro sguardo era basso ed il loro viso teso in una smorfia sofferente, simile ad un sorriso.
“Addio caro amico, sarai per sempre nella nostra mente e nei nostri cuori.”
Mentre il feretro veniva calato, il lamento del vento si mescolava ai singhiozzi delle donne ed al silenzio degli uomini, coprendo il mugolare soffocato che proveniva dalla fossa.

venerdì 24 agosto 2007

Era una mattina buia e tempestosa..

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Potrà sembrare banale ma è proprio quello che è: una uggiosa mattina di agosto nella Karelia finlandese. Il vetro che ho davanti protegge me ed il portatile su cui sto scrivendo dalla violenza della natura che, questa mattina, ha deciso di mostrarmi una discreta parte del suo attuale nervosismo. Dietro due pini ed un abete, immobili, un pioppo tremulo festeggia pioggia e vento con l'usuale allegria delle sue foglie ballerine; abbaglianti scoppi di luce mi lacerano la vista per fugaci frazioni di secondo, preannunciando rombi a cui trema e tintinna la barriera trasparente che permette la mia osservazione impassibile. Il cielo flagella ed allaga il prato qui di fronte con grosse gocce, che producono uno scroscio simile ad un applauso di migliaia di mani, a volte potente ed indemoniato come per un musicista di fama mondiale, a volte quieto e garbato, quasi di cortesia, come per un gruppo qualsiasi in un qualsiasi bar con musica dal vivo. Dalla quiete ovattata, in cui l'interno della casa è avvolto, giungono le due voci armoniose, quasi identiche, della mia fidanzata e di sua madre, che cantano nella dolcezza della loro lingua, tentando di calmare i monotoni e soffocati mugolii della bambina e del bambino qui ospitati che, poco più che lattanti, sono terrorizzati da questa improvvisa sfuriata di nonno Ukko.
Ci deve essere qualcosa che ha a che vedere con Karma e predestinazione in questa pioggia: anzitutto ultimamente beccare Roberto su MSN è una faccenda più unica che rara, aggiungerci di trovarlo la mattina, quando è al lavoro, ha un che di miracoloso, e che abbia addirittura
il tempo di fare due chiacchiere, quello sgobbone, è un una cosa che sfocia decisamente nel paradossale. E' Roberto che, brontolando come al solito dietro alla mia passione per i MMORPG, mi ha consigliato il blog per pubblicare i miei parti letterari. Ogni inizio per me è cominciato con una pioggia scrosciante e con il brontolio cupo del cielo, persino alla mia nascita, mi hanno raccontato, veniva giù che Dio la mandava. Tirare in ballo le Muse? Non sono io che tiro in ballo loro, sono loro che tirano in ballo me. Io di mio in realtà non è che faccia sto granché: il miglior modo per descrivermi è, sinceramente, un pantofolone di ventotto anni fra meno di un mese che, nella disillusione del suo grosso sedere al caldo, tira avanti facendo quello che più lo aggrada con quieto impegno e quello che meno con lamentosa inerzia. Lo scrivere? Ripeto, non dipende da me: ci sono momenti in cui non riuscirei a farlo nemmeno se avessi la proverbiale pistola puntata alla nuca; ce ne sono altri in cui non riesco a fare a meno di farlo: momenti in cui la mia mente, qualsiasi cosa il mio corpo stia facendo, dal guidare ai centocinquanta in autostrada all'essere in mezzo ad un raid in WoW, parte per conto suo in mirabolanti compilazioni, elenchi, creazioni, definizioni, dialoghi, descrizioni di mondi, altri e diversi, per me perfettamente visibili ma intangibili ed irraggiungibili, esattamente come quello che sta dall'altra parte di questa finestra in questo momento. Tutto quello che posso fare è descrivere, scrivendo, quello che vedo. La fuori. E quello che le muse mi cantano. Qui dentro.